#MAgarte: il Salento è una scelta

a cura di Mariella Agostinacchio

Il Salento è una scelta, spesso inconsapevole. Ho girovagato, ascoltando voci di poeti e di scrittori, frugando nelle foto più lenticolari o sfumate, evocative, storiche o analitiche, ma non ho trovato ciò che cercavo. Credo che il Salento necessiti di un grande coraggio: la capacità di denudarsi e ricominciare. E’ un capriccio geografico, un tacco tra due mari, in fin dei conti una scelta: ogni giorno d’estate scegli curiosamente dove andare guidata dal vento per raggiungere il mare. Il Salento forse è questo: una possibilità. Come Orlando e Marilena, i due amici che mi ha presentato Catena Fiorello ne “L’amore a due passi”, da Roma il viaggio nasce quasi come sfida. Ma ti lascia spiazzato.

Il panorama non è come lo pensi, ma come lo senti. Contraddizioni coagulate in opposti sistemi: le tarantolate colorate e vorticose, forse ormai lontane dalla tradizione originaria, si pietrificano in signore vestite tutte di grigio/beige (uncolorenoncoloreraffinatoedelegante). E ritrovi il rosso nelle pietre, nella musica, nei gialli che tagliano di sole le facciate. E ti ritorna in mente il tuo professore Calvesi “Questa capricciosa eleganza che sorpassa il più folle arbitrio, questo numero infinito di combinazioni di una lucidissima incoerenza, possono essere interpretate solo accanto al connotato contadino della civiltà salentina, la terra-grembo che fa dono dei suoi frutti: melagrane dischiuse, frutta e foglie”. Il Salento diventa il tuo Salento, e svicoli senza soffermarti sui dettagli insignificanti della provincia, per apprezzare l’energia lenta ma costante che ti dà.

Strano: qui non c’è un vulcano, ma, come corrente sotterranea, una lava in fiume spira sotto le tue gambe. “Tu non conosci il Sud, le case di calce/da cui uscivamo al sole come numeri/dalla faccia di un dado" Vittorio Bodini mi viene incontro e mi spiega il “Carnevale di pietra”. E Infantino e Comi e Ciardo e Bene e Pagano. E tanti che mi regalano un po’ di contraddizione. Uno dei miei luoghi dell’anima è descritto nelle pagine di Catena, il teatro romano, una ventre prolifico al centro di Lecce “Silenzio; anche in quell’angolo dimenticato a proposito, la quiete stendeva il suo manto protettivo. La pace veniva meno solo quando la cavea si riempiva di gente per assistere agli spettacoli estivi che non erano numerosi, e andava bene così, perché non tutto del passato dovrebbe essere sacrificato nel nome del nostro piacere.” Nel Salento non ci capiti. Devi volerlo. Così Luigi Corvaglia in “Finibusterre” “entro la malìa di un mare di turchese è disteso il Capo scheletro gigantesco. Lo spazza il vento e lo dilava la pioggia; la roccia calva si trascina carponi al mare. Le spiagge flagellate e rose (quasi rosicchiate dal mare) si estendono entro una luce violenta che le illumina senza ombre” E’ una terra di confine: i salentini si sentono diversi, tutti noi siamo diversi , ma chi vive ai confini parla solo con il mare.