#MAgarte: Rosso melagrana, sempre di moda

a cura di Mariella Agostinacchio

“Signora gradisce un succo di melagrana?”. Non c’è che dire: è il suo momento. Campeggia in ogni caffetteria, bar, ritrovo, nei banchi dei supermercati; lo consumiamo a casa o in cucina, a chicchi nell’insalata e in abbinamento con primi, secondi, frutta e dolci: la granata nei profumi, e nei cosmetici, unguenti, creme e tessuti. Frutto stupendo e gioioso da il meglio di se’ spaccandosi, ma non è meno bello chiuso. Dall’apparenza ostile e inespugnabile, il suo frutto è lucido, carminio, trasparente come biglie vitree e il suo colore vira in sfumature straordinarie. Il melograno è un frutto identitario: appartiene alla storia dell’umanità e unisce democraticamente e iconograficamente culture millenarie.

Alcune tracce furono trovate in scavi della prima età del bronzo (3500 – 2000 A.C.). Originario dell’Iran, intorno il 1600 A.C., fa la sua apparizione in Egitto, dove il frutto viene utilizzato in medicina ma anche per tingere tessuti. Noto come “malum punicum” (mela fenicia), viene utilizzato dalle donne sposate che decorano con frutti, foglie e rami di melograno i copricapi, per indicare il proprio stato civile. Il frutto, carico di simbolismo, si ritrova nelle antiche religioni (700 – 480 A.C.): per il zoroastrismo l’albero è simbolo di vita eterna, nel buddismo è frutto benedetto.

La leggenda ci narra che il melograno nacque dal sangue di Bacco, ucciso dai Titani e fatto rivivere da Rea, madre di Giove. Era durante le feste in onore della Dea Demetra, le Thesmophoria, che le ateniesi consumavano i frutti della melagrana, auspicio di prosperità e fertilità. I sacerdoti invece, non potendo consumare il frutto, incoronavano il capo con i rami della pianta. Il frutto è legato anche al mito di Proserpina, rapita da Plutone che la conduce nel Regno dei Morti: infatti si narra che Proserpina si ciba dei chicchi purpurei mentre si trova nell'Ade.
Nella cultura ebraica la melagrana è sinonimo di correttezza e onestà. Al suo interno conterrebbe 613 semi, esattamente come nella torah sono contenute 613 perle di saggezza. Le colonne del Tempio di Salomone a Gerusalemme sono decorate con questi frutti che ornano anche le vesti dei sacerdoti. E’ elencato nella Bibbia tra i sette prodotti agricoli della terra promessa, e risulta essere uno dei frutti portati dai dodici esploratori
inviati da Mosè a esplorare la Terra di Canaan.Da noi approda attraverso Cartagine intorno all’VIII sec. A.C. Eppure anche qui la melagrana possiede anche significato di prosperità. Non a caso i puntali delle colonne del tempio avevano forma di rimonim (melograno).

In Africa ed in India le donne sterili ne bevevano il liquido e nella Roma antica le acconciature delle giovani spose erano impreziosite da piccoli rami di melograno. In Persia le poesie d’amore ricorrevano spesso all’uso simbolico dell’immagine della melagrana e nella lontana Cina era frutto di buon auspicio, simbolo di lunga discendenza. In Vietnam leggende raccontano che aprendosi, la melagrana, lasciò uscire cento bambini,
e in Turchia le giovani spose lanciano a terra il frutto: in base a quanti chicchi usciranno dalla melagrana, sapranno quanti figli avranno.

Eppure la melagrana è anche e soprattutto simbolo di morte.

L'albero a cui tendevi

La pargoletta mano,

Il verde melograno

Dai bei vermigli fior

Carducci, Pianto Antico 1871

Gli egizi la usavano durante le cerimonie funebri e la mitologia greca ci racconta di Kore che cibatasi del cibo dei morti, fu condannata alla periodica discesa negli inferi, regno dei defunti. Non a caso piccoli frutti in terracotta venivano posizionati nelle sepolture della Magna Grecia e di tutta l’Italia Meridionale. In Puglia ancora oggi si mescola al grano, cioccolato e aromi nel desco preparato per i defunti il 31 ottobre. Simbolo di morte o piuttosto di rinascita e di rigenerazione, la melagrana quando inserita in un contesto funerario era di buon augurio, perché là dove c’è morte, c’è pure rigenerazione. Un tempo lo si sapeva bene, si considerava la morte come una parte della vita, e i defunti, con il corredo funebre che li accompagnava nelle proprie dimore sotterranee simili al ventre di madre, si sarebbero probabilmente guadagnati una più rapida rinascita.

Ed è proprio in seguito a questo mito che, nel Medioevo, la melagrana raffigurata tra le mani di Gesù Bambino, assume il significato di rinascita alla vita. In tutta l’arte cristiana, il melograno è utilizzato come simbolo di resurrezione e di promessa di vita eterna. Se viene dipinta in mano alla Madonna, allude alla verginità: questo significato sembra derivare dai versi del Cantico dei Cantici: I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti; in riferimento all’involucro chiuso che dà frutti solo aprendosi.

Attorno al 138 – 125 A.C. la Cina incontra il melograno, che arriva dal Medio Oriente tramite la leggendaria Via della Seta. Maometto, considera la melagrana un prezioso frutto, nutriente, portatore di pace a livello sia emotivo che fisico, che purifica il corpo dalla gelosia e dall’odio. Ed è ancora a Granada in Spagna, nell’Alhambra, che il motivo decoratore nelle arcate e nei mosaici proprio la melagrana. Nel 1492, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona riconquistano Granada, l’ultima roccaforte mussulmana dell’Andalusia. Secondo la tradizione locale, la regina Isabella era rimasta così affascinata dalla città e ne aveva paragonato i sui palazzi ai chicchi della melagrana, incastonati come gioielli sui fianchi delle colline, che volle averla tutta per sé, decidendo di sferrare un attacco contro i mori dell’emirato. Nel 1509 Enrico VIII d’Inghilterra sposa Caterina d’Aragona: per rappresentare questa unione, il melograno di Granada si fonde con la rosa dei Tudor negli emblemi che adornano ogni palazzo reale. E si dice che fu proprio Enrico VIII ad aver piantato il primo albero di questo frutto in Gran Bretagna.

Anche Enrico IV di Francia (1598) utilizza il simbolismo del melograno per rappresentare il suo regno: nel suo araldo, il motto “aspro ma dolce” rappresenta l’ideale di governo, in cui temperare la severità con mitezza. E sempre in Francia, durante la rivoluzione, il dodicesimo mese dell’anno del calendario repubblicano (1793), Fruttidoro, è rappresentato da una fanciulla con una melagrana il mano.

L'Iconologia del Cavalier Cesare Ripa( XVI secolo) vede l'allegoria della Conversazione con in mano la melagrana che rappresenta l'unione e l'amicizia; oppure la Concordia che regge sempre una melagrana in segno del buon accordo. Per Durer che raffigura l'imperatore Massimiliano I con la melagrana in mano: la buccia racchiude i numerosi chicchi e vuol indicare l'unione di molti sotto una singola autorità.

La melagrana infine è uno dei frutti più rappresentati nell’arte: dalle sculture arcaiche di Persefone, a Botticelli, dai mosaici pompeiani a Raffaello, Caravaggio, Cezanne, Cézanne, Matisse, Picasso e Dalí.
Se proprio non si vuole assaggiare, basta alzare un po’ la testa ed incontrarla nella facciata di Santa Croce a Lecce. Non si può restare indifferenti.