La Cripta del Duomo di Lecce

La stanza sotterranea per eccellenza, a Lecce, è la Cripta del Duomo. Non solo uno spazio che è misura del sacro espresso dall'arte degli scalpellini, dei pittori, degli artisti e dei protagonisti della vita cittadina nei secoli, ma soprattutto un simbolo che rivela il carattere di un universo architettonico "matrioska" o, per dirla con un'espressione cara al dizionario minore salentino, un mondo fatto come quelle case antiche costituite da ambienti inanellati nella celebre formula "una intra l'autra". E questo proseguire dentro e proseguire in profondità è forse una nota a margine tra le meno trascurabili per quanti tentano di cogliere il volto del capoluogo salentino, tenendo conto dei suoi lineamenti di pietra.

La Cripta del Duomo di Lecce, con la sua luce ovattata, simile a quella che sembra essere impressa nei chiaroscuri dei dipinti che la impreziosiscono turbando il visitatore con l'immaginario perturbante del tema sacro, si lascia attraversare dopo le seduzioni ridondanti della navata centrale che è fatta per stupire, disorientare, separare dal sole meridiano onnipresente nella storica Piazza Duomo, tra stormi di rondini e turisti che si fanno scudo con le mappe mentre avanzano increduli nel luogo che, non a torto, è stato inserito nella classifica dei più belli d'Italia.

Un teatro, ecco a cosa è inevitabile pensare mentre ci si approssima all'imponente struttura del Duomo dalle due facciate, quinte costituite dal campanile laterale, dal Seminario, da questa prospettiva che muta come le ombre nelle diverse ore del giorno, mentre le sagome dei santi di pietra si allungano e il tempo si sfarina insieme alle stagioni. Una volta dentro, l'odore di cera, di stoppini bruciati, di legno invecchiato e incenso, pizzica le narici, ma è subito sovrastato dall'afrore umido della Cripta che giace sotto i piedi dei fedeli, pronta ad accoglierne i passi dopo una serie di scalini che si addentrano nella "pancia" di questo monumentale scrigno di meraviglie.

La Cripta del Duomo, detta di Santa Maria della Scala e conosciuta come il soccorpo della Cattedrale, occupa l'area sottostante l'altare maggiore, il coro, la navata trasversale e la sua pinta è a tre navate, con la volta sostenuta da quattro file di colonne, in tutto 92, decorati da capitelli che la rendono una vera e propria foresta di pietra.
I capitelli meritano un approfondimenti poiché sono decorati da diversi disegni, sui quali si trovano scolpiti stemmi privati ed ecclesiastici, aquile, ma anche sirene, leoni alati, angeli recanti i simboli eucaristici e della passione.

Dei dieci altari originali, oggi, restano soltanto quelli intitolati a San Giovanni e Santa Elisabetta, nella navata destra e gli altari della Patrona Sant’Irene e della Madonna del Soc-corso, in quella sinistra.
L’antico altare maggiore, marmoreo, della Madonna della Scala, fu trasferito nella parrocchia di San Pio X, nel 1956, anno del XV Congresso Eucaristico, a seguito dei radicali restauri voluti da Mons. Francesco Minerva. Colto ed influente il Vescovo Minerva fu a capo della diocesi di Lecce, nella metà del XX secolo, dando un particolare contributo al rinnovo e alla diffusione del culto mariano. Il pavimento del soccorpo è in parte rivesti- to da mattonelle, dai colori delicati. Solitaria e misteriosa, la cripta della Cattedrale esprime quel "nascondere" che sta alla base della radice del nome.
Gioiello dell’architettura barocca del 600, fu realizzata a partire dal 1517, inglobando elementi dell’originaria cripta normanna, costruita al tempo del Vescovo Roberto Volturio. Qui il visitatore più attento potrà notare una serie di tele ritenute dagli storici dell'arte non particolarmente pregiate, tuttavia suggestive e di forte impatto narrativo per via dei simboli della devozione che sconfinano nell'onirico e nel mostruoso.

Se ne sta lì la Cripta, nascosta nel cuore della città, come un segreto che può essere sussurrato soltanto all'orecchio.