Quarta: "Salute e ambiente, no al caffè in capsule"

Quarta Caffè dice no alla produzione del caffè in capsule, a spiegarne le ragioni è il patron Antonio Quarta che rilancia i dubbi espressi dall'endocrinologo Foresta sugli "ftalati": "Sarebbe auspicabile una legge per informare i consumatori, una legge che renda nota la soglia di pericolo nel consumo di certe sostanze."
Così Antonio Quarta, produttore del marchio di caffè più amato del sud Italia, commenta i dati emersi durante il convegno dedicato all'infertilità di coppia tenutosi giorni fa a Lecce e veicolo dell'allarme lanciato dal Dottor Alfredo Foresta, ordinario di Endocrinologia all'Università degli Studi di Padova, dopo una recente ricerca da lui guidata in collaborazione con il Cnr circa il contenuto di ftalati in una delle bevande più diffuse al mondo, il caffè per l'appunto, ed in particolare nei preparati commerciali predosati in capsule.

"Gli ftalati, - ha sottolineato Foresta - sono agenti chimici aggiunti alle materie plastiche per aumentarne la flessibilità. Sono ovunque ma non ce ne accorgiamo e svolgono un'azione simil-estrogenica nel nostro organismo, secondo recenti ipotesi aumenterebbero il rischio di patologie andrologiche e cancerogene, possono agire negativamente sulla fertilità. Non vogliamo demonizzare nulla anche perché le concentrazioni riscontrate sono nell'ambito di range consentiti."
Immediato il commento dell'imprenditore Quarta: "Questi risultati si sommano allo speciale di Report sui danni della plastica e con altre ricerche analoghe in corso in Francia, Spagna e America. Spesso dimentichiamo infatti che la plastica è derivato del petrolio. La migrazione delle sostanze pericolose per la vita umana, ormai è certo, avviene già a freddo: figuriamoci con gli 80-90 gradi che servono per estrarre il caffè. E' come cucinare la pasta con tutta la busta. Della plastica meglio non abusare, anche perché inquina. Troppo packaging, soprattutto quando si parla di ambiente e alimentare, le capsule sono infatti un rifiuto speciale. A volte i miei colleghi mi dicono che non sono un bravo imprenditore perché non metto davanti a tutto le ragioni del fatturato, ma io preferisco privilegiare la qualità delle nostre miscele, e soprattutto la salute dei nostri consumatori salentini e l'ambiente. E in ogni caso perché non fare una legge che eviti le diciture ambigue, tipo "entro le dosi consentite" - che poi non si sa quali siano - e spiegare esattamente alla gente quale sia la soglia oltre la quale l'alluminio e la plastica diventano pericolosi?"