Il Salento celebra i luoghi del Galateo

E' stato uno dei più importanti esponenti dell'Umanesimo salentino e meridionale, iniziano oggi le celebrazioni dell'anno a lui dedicato, nel quinto centenario della morte. Antonio De Farraris Galateo (Galatone 1448 - Lecce 1517), medico di corte di Federico D'Aragona, membro dell'Accademia Pontaniana a Napoli e autore di una tre le più importanti descrizione della penisola salentina dell'epoca, il "De Situ Japigiae", considerata la prima guida del Salento e custodia della celebre frase "Siamo greci e per questo ce ne viene gloria".

Si trattava di una presa di coscienza identitaria, salentina e meridionale, giunta sino a noi e da oggi ricordata attraverso una serie di attività promosse dall'Università del Salento, a cominciare dall'incontro pomeridiano a cura dell'Ing. Carlucci negli spazi degli Olivetani.

Il Salento celebra così i luoghi declamati da Galateo, a cominciare dai resti archeologici dell'antica Rudiae senza tralasciare i posti in cui lo studioso visse, scrisse e si confrontò con le personalità del suo tempo. Basti pensare al luogo di nascita di Galateo, ovvero Galatone, dove compì i primi studi presso il Convento di San Nicola di Pergoleto, Nardò dove studiò greco e latino dai Benedettini, Otranto dove ebbe modo di assistere alla ripresa della città da parte di Alfonso d'Aragona, Lecce dove visse a lungo, Trepuzzi dove possedeva una villa che fungeva da buen retiro, non si può non citare Egnatia dove fu sequestrato dai pirati. Il focus ovviamente punta a Rudiae, la città romana e messapica (a ridosso della periferia di Lecce, ai lati della “via vecchia Copertino”, nonché il cuore della guida firmata da Galateo, patria di Quinto Ennio, e naturalmente anche Vaste (l'antica Basta) dove trascrisse la prima la prima iscrizione messapica di cui fu testimone presso gli umanisti dell'Accademia Pontaniana. Le mura di Soleto, così come altri siti raccontati dal Galateo, oggi non esistono più e visitarli è possibile solo attraverso la sua preziosa testimonianza scritta, segno evidente dell'importanza della scrittura come strumento di connessione tra epoche distanti, scrigno temporale e radice di una civiltà fondata sulla cultura trasmessa dallo studio di uomini che hanno dedicato la propria vita all'ideale del sapere condiviso.

Se fate una passeggiata tra i vialetti della Villa Comunale di Lecce, fermatevi vicino al busto del Galileo, lo incontrerete tra gli altri illustri ritratti di pietra che scandiscono il passo di chi attraversa il piccolo polmone verde di Lecce.