Aldo Augieri ci racconta "I Singhiozzi di Jerry e Gunther"

Classe 1976, laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi del Salento, impegnato in varie Biblioteche universitarie, per attività di approfondimento nell’ambito degli studi di Critica Semiologica di testi letterari e teatrali del 900 europeo. Nel 2000, dopo aver maturato un’esperienza testuale di studio semio-teatrale, a livello internazionale, fonda la Compagnia scenica “Asfalto Teatro”, accompagnandone l’attività operativa con la scrittura e la regia. Dal 2013 è direttore artistico del Teatro di Ateneo dell’Università del Salento.

Scrittore, regista e attore di varie produzione teatrali, qual è il “viaggio” più bello che ha fatto... l’esperienza che ha segnato per sempre la vita di Aldo Augieri? O deve ancora arrivare?

Deve ancora arrivare, magari stasera, speriamo. Io sono qui!

Si dice che l'importante non sia essere alti, ma essere all'altezza. Aldo Augieri è entrambe le cose! Cosa rappresenta la scrittura per lei? E il teatro?

Mi piacciono i nani, le cose che camminano senza essere viste, cose, creature. La scrittura e il teatro non rappresentano nulla, ma aiutano a riempire i recipienti, oppure a volte ti ritrovi a lottare con qualcuno dentro un sacco di cellofan. È carino dai!

“Le metafore sono inganni fino a che la maschera non cala su di esse e non le trasfigura, consentendo al poeta la voce”: cosa le sussurrano le maschere?

Le maschere non fanno altro che confondere, creano un continuo parlottio, poi improvvisamente arriva un volto nella mischia e ti dice "Bello, tra 35 kilometri muori". E tu che fai? Rimani impalato o corri come un pazzo e fai 35 kilometri nel minor tempo possibile? Quanto più le parole pesano, più creo attrito per farle diventare leggere, per non raccontare niente che mi annoi.

Quanto attrito e quanta leggerezza c'è nei suoi ultimi racconti?

Spero ce ne sia molta. Leggerezza è una parola equivoca, cosa si alleggerisce? Chi va in ferie? È bello anche quando non c'è proprio niente da ridere, e tutto è serio ma non serioso e va adagio ma non lento, io cerco una certa coerenza.

I singhiozzi di Jerry e Gunther” di Aldo Augieri , perché questo titolo?
Il titolo proviene da due persone con le quali parlavo molto durante quel periodo in cui ho scritto il libro.

I racconti nascono dalla facoltà che ha la mente di gironzolare prima di fissare idee sulla carta? O scrive di getto?
Raccolgo alcune idee, alcune immagini e poi aspetto. Prima o poi la preda dovrà passare da dove mi sono appostato

Le due persone che hanno ispirato i racconti non sono certamente donne, dato che riporto testualmente “Le donne protagoniste di queste storie sono crudeli, dispotiche, eppure degne della più grande adorazione, come in “Gunther”; oppure diventano centro di attrazione per i giochi di ragazzi viziosi".

Non è vero ci sono delle figure ispiratrici... pensieri di una madre, parole di bambine. Della donna spesso c'è l'assenza che è una palpitante dimensione nella quale scrivere, quando le donne vi sono si scrive poco forse, si fa altro, quando non ci sono si scrive! Spesso le carezze sono tic nervosi, sognarsi invece o immaginarsi può dare tante soddisfazioni almeno nella scrittura.

L’intervista sta per terminare ma abbiamo un po' di confusione. Ogni singola parola, ogni singolo concetto, ogni singola filosofia è stata triturata dal possesso della macchina attoriale.

Io invece non sono confuso forse perché ho davanti una donna carina e simpatica come lei. Forse perché ho scritto questo libro mentre la macchina attoriale si era inceppata e quindi ero nervoso, agitato.

Mercoledì 28 marzo 2018, alle ore 18.30, presso la Fondazione Palmieri onlus (Vicolo Sotterranei) a Lecce, si terrà la prima presentazione de “I singhiozzi di Jerry e Gunther”, di Aldo Augieri, raccolta di racconti appena pubblicata da da Musicaos Editore. Dialogherà con Luciano Pagano, di Musicaos Editore. Ci da alcune anticipazioni?

Si! spero ci sia la possibilità di avere tra le mani un libro eccitante coinvolgente e turbante, se é possibile. Tutto qui!

E oggi con il libro in mano e l'imminente spettacolo teatrale “ La Condanna”, tratto da Kafka, in programma il 15 aprile nel bellissimo Ipogeo Bacile di Spongano, come si sente?
Lo spettacolo sarà molto divertente, due topi proprietari di uno zoo presentano alcuni esemplari tra cui una scimmia e uno scarafaggio. Mi sento come una bambina monella maleducata capricciosa insolente sporca!

Quindi oggi è un fiume in piena di emozioni (che in psicologia si definiscono “pulsioni”, “libido”) che non conoscono forma né modalità per essere espresse.
Non lo so. Darsi troppe aspettative mi mette in ansia magari ci annoiamo tutti, l'importante è sentirsi estranei ogni tanto.

Ci vediamo mercoledì!

a cura di Viviana de Campi