Il Centro Antiviolenza "Renata Fonte" estende i suoi confini, in difesa di donne e bambini

Centro Antiviolenza "Renata Fonte"

Da Lecce, città capoluogo, estende i suoi confini in tutto l’Ambito Territoriale e dopo 13 anni di attività il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” vede istituzionalmente riconosciuto il suo impegno, in difesa delle donne e dei minori.

Spicca su tutto il territorio nazionale il Centro dedicato all’assessore del Comune di Nardò, ammazzato dalla mafia, tanto da essere tra i dieci Centri d’Italia che hanno assistito alla presentazione della Bozza del Piano d’Azione Nazionale. E' stato quindi riconosciuto "IL" Centro Antiviolenza della Città Capoluogo e dell'Ambito territoriale.

“Lecce non è più fanalino di coda per l’assenza di servizi inerenti il contrasto della violenza sulle donne e minori -dichiara Maria Luisa Toto, presidente del Centro Antiviolenza “Renata Fonte”- abbiamo dovuto lottare tutti i giorni contro l’indifferenza, ma anche il pregiudizio e il preconcetto. Non ci siamo arrese perché sapevamo che dovevamo tendere una mano ed aiutare tante donne in difficoltà a ridisegnare un nuovo progetto di vita”.

Così dal 1999 ad oggi, da quando cioè l’Associazione “Donne Insieme” ha dato vita al Centro, tante sono le conquiste raggiunte, nonostante le difficoltà non mancassero. Soprattutto quelle economiche che hanno spinto il Centro salentino, insieme a tutti quelli sparsi in Italia, a combattere per ottenere dal Ministro Tremonti 3 milioni di euro.

Importante oggi è la collaborazione con l’Università del salento, in particolare con il Corso di Studi in Area Psicologica della Facoltà di Scienze della Formazione, che sta portando avanti una costante ricerca inerente il servizio d’ascolto telefonico delle utenti del Centro, da novembre 2010 a giugno 2011.

I dati preliminari parlano chiaro: il fenomeno della violenza sulle donne e sui bambini esiste sul nostro territorio e va combattuto. L’età media delle utenti è di 43 anni, il 70% dei casi si tratta di donne italiane, sposate e con figli, la telefonata dura circa 13 minuti, il 10% è di nazionalità straniera (Russia e Inghilterra), subiscono abusi e violenze fisiche e psicologiche dal marito/convivente, anche di tipo sessuale.

Il 20% subisce violenze dai parenti. Quando chiamano al numero verde 1522 le donne sono disperate, spaventate, estremamente agitate, nella maggior parte dei casi non riesce a mantenere il controllo della situazione.

Da questi dati si evince come la situazione non sia affatto tranquilla, che la violenza avviene soprattutto tra le mura domestiche e che quanto più se ne parla, con ogni mezzo, più s’incoraggia la vittima a parlare, a denunciare e a ribellarsi al suo carnefice.

Tempo fa, noi di SalentoWeb.Tv, con Articolo21, abbiamo ascoltato la testimonianza di una donna che per anni e anni ha subito violenza fisica e psicologica dal marito e solo dopo il contatto con le operatrici del Centro Antiviolenza “Renata Fonte” è riuscita a rinascere a nuova vita.

Da qui per il Centro, l’esigenza di andare oltre e presto diventerà realtà il nuovo obiettivo: la creazione della Aral, Rete Antiviolenza Locale, traverso un protocollo d’intesa con Prefettura, Questura, Arma dei Carabinieri, Magistratura e Università del Salento.