Gusto: "SUSHISAlento", ovvero la cover japan del pranzo di Babette.

Fino a pochi anni fa, la naturalezza in tavola sembrava ai leccesi un gioco da ragazzi, ma nostrano. L’assenza di una prosa gastronomica, capace di debordare i confini proverbiali di un campanilismo a tratti proditorio, lasciava ai palati la curiosità dei cibi solo immaginati. Come certi amori della mente, azzardando un parallelo.
Cibi esotici assaggiati in viaggio, in trasferta, lontano dai manicaretti contadini che hanno reso grande la Cucina Mediterranea, inizialmente sofferta - è un classico del genere, del resto - da chi non sapeva di esserne involontariamente l’inventore. In cucina, la musica è cambiata.

La monarchia dei localini tipici ha lasciato spazio a una democrazia culinaria, evidentemente necessaria in una città aperta e che, se da un lato sembra non amare i cambiamenti, dall’altro si contraddice con un certo gusto del proprio piacere. Il piacere di stare a tavola e “leggere” attraverso un boccone altri mondi. L’alternativa eccellente alla solita pizza da asporto è il sushi: “SUSHISAlento” ha portato la cucina giapponese a Lecce, aprendo i battenti di un localino smart, proprio a ridosso del centro storico, a due passi da Piazza Sant’Oronzo, in Via Francesco Lo Re, arteria pulsante di una delle zone più multietniche del capoluogo salentino.

E’ concepito come un ambiente semplice, un rifugio bianco, pulito, a portata di mano e, volendo, consegne a domicilio. L’audience è un dato di fatto, del resto il sushi ha un suo erotismo raffinato, seduce. La varietà del menu nasce dai classici ripieni, le guarnizioni, i condimenti combinati in modo da generare prelibatezze di pesce, crostacei, frutti di mare, verdura e ortaggi. Insomma, dal 1820 (data in cui comparve a Edo – oggi Tokyo – la ricetta più vicina al sushi così come lo conosciamo) di strada ne ha fatta questa preparazione giapponese la cui paternità molto incerta è spesso attribuita a un gruppo di monaci buddisti di ritorno dalla Cina del VII secolo. Tanta strada, tanti secoli, storie, ricette tramandate, per arrivare in questa geografia remota che offre al team di “SUSHISAlento” una fonte di materia prima salentina: i due mari.