Heliantos 2, la centrale delle polemiche

A Casarano tensione altissima sulla centrale a biomasse

A Casarano restano alti i toni della polemica intorno al progetto di costruzione di una centrale a biomasse da parte del gruppo Italgest di Paride De Masi, fratello di Ivan De Masi, primo cittadino del principale comune del Basso Salento.

Mentre la Lega Italiana per la lotta ai tumori ha protocollato la richiesta di un consiglio comunale monotematico, Sel risponde alle critiche espresse in maniera piuttosto perentoria dal numero uno di Italgest, società che già nel settembre del 2007 aveva depositato la domanda per la costruzione e la gestione di un impianto di energia elettrica da fonti rinnovabili da 25 Megawatt (leggi la lettera di Paride De Masi).

Negli ultimi giorni la società Rcf Group, che con Italgest e Blue Silicon Sardegna aveva siglato un accordo per la reindustrializzazione del distretto calzaturiero di Casarano, si è tirata indietro a causa, pare, dei troppi ritardi rispetto alla realizzazione della centrale. La joint venture - avevano fatto sapere le società interessate - avrebbe messo sul piatto della bilancia un investimento di 100 milioni di euro e l'occupazione di 120 persone più l'indotto. Il dietrofront della RCF, società quotata in Borsa, ha dato il via ad ulteriori polemiche: saltato l'accordo salta anche la possibilità di riconversione del distretto industriale con le conseguenti ricadute a livello occupazionale. Ma il Coordinamento intercomunale "No alla centrale", come del resto Sinistra Ecologia e Libertà e le altre associazioni che si oppongono alla mega centrale non ci stanno a subire l'accusa di sabotatori di un piano benedetto anche da Confindustria con l'avallo dei sindacati.

Il problema va oltre i confini comunali di Casarano, interessando anche le comunità vicine. A Ruffano, per esempio, non dormono sonni tranquilli pensando ad una centrale di grandi dimensioni tanto che il sindaco Carlo Russo è intervenuto pubblicamente sulla questione.

"Appare del tutto ovvio che in ordine alla vicenda della costruzione di una centrale a biomasse sul territorio comunale di Casarano - scrive Russo - anche la comunità di Ruffano abbia il diritto di dire la propria, poiché i fumi dell’impianto in questione non rimangono chiusi nei confini della città che ha voluto la centrale, ma si spingono sul territorio dei comuni limitrofi.

A noi non interessa assolutamente entrare nella polemica politica che si sviluppa nella città di Casarano, né tantomeno ci interessa chiosare le affermazioni dell’imprenditore Paride De Masi. Ma in qualità di Primo Cittadino di Ruffano e quindi di responsabile sanitario della mia collettività ho il dovere morale e amministrativo di chiedere e di sapere, per avere poi la possibilità di informare e tutelare i miei concittadini".

La vicenda casaranese sembra ripercorrere la trama di quella registrata a Lecce quando venne alla luce il progetto, sempre del gruppo Italgest, di costruire una centrale alle porte della città, la Heliantos 1. Davanti all'opposizione di associazioni e comitati, il sindaco Paolo Perrone prese pubblicamente posizione contro il progetto, aprendo qualche spaccatura all'interno del suo stesso partito, il Pdl, e della maggioranza che allora comprendeva anche gli uomini che adesso fanno riferimento a Io Sud. Una opposizione che, al netto di condivisibili e legittime preoccupazioni relative al merito - ha avuto evidenti venature politiche, considerato il rapporto non certo idilliaco tra i De Masi, notoriamente vicini al Pd, e il ministro Fitto. Di questo aspetto biosgna tener conto per avere più chiara la visione di insieme.

Nello specifico di Casarano, l'opinione pubblica appare divisa in tre fazioni: i sostenitori del progetto, gli oppositori e i favorevoli a impianti dimensionati sulle reali esigenze del territorio e gestiti secondo il criterio della filiera corta. Posizione, questa, che ricalca grosso modo le recenti dichiarazioni pubbliche del governatore Vendola.