Intervista al Presidente Nazionale di Jane Goodall Insitute: Daniela De Donno

Quando l’arte nasconde delle radici che toccano ambiti come la formazione, l’educazione ambientale e la cultura, la sua valenza, coadiuvata da altri elementi importanti, continua a moltiplicarsi all’infinito. “Fuori i sogni dai cassonetti” in pochissime parole, è proprio questo. E’ un progetto dove l’arte ha alla base un processo formativo che ha coinvolto bambini e ragazzi, delle scuole elementari e medie di Lecce, che hanno partecipato ai laboratori di riuso creativo. Laboratori che termineranno ufficialmente con la mostra di sabato 30 Maggio, a partire dalle ore 10.00, nella preziosa cornice di San Francesco della Scarpa a Lecce, dove, i ragazzi, diventeranno protagonisti, insieme alle loro opere, di un’esposizione unica.
L’iniziativa, organizzata nell’ambito del progetto R alla N, con il sostegno di WWF Salento, Axa Aziende per l'Ambiente, Salentoweb.Tv e The Jane Goodall Institute Italia, ha coinvolto le scuole primarie e secondarie di Lecce, che hanno avuto il piacere e la possibilità di creare manufatti artistici utilizzando esclusivamente rifiuti domestici.

A spiegare il processo che ha portato alla mostra e l’importanza di un appuntamento dove l’educazione ambientale funge da motore dell’iniziativa, è Daniela De Donno, Presidente nazionale e direttore esecutivo del The Jane Goodall Institute Italia che ci ha raccontato l’entusiasmo dei ragazzi coinvolti, quello che succederà nel corso dell’iniziativa del 30 Maggio, e soprattutto ci ha spiegato cos’è il Jane Goodall Insitute, un’associazione che parte da lontano e che è riuscita a permeare attivamente nella vita della città di Lecce e dei suoi cittadini.

#salentowebtv #weareinsalento #RallaNIl 30 maggio nella Chiesa di San Francesco della Scarpa a partire dalle ore 10.00...

Posted by Salentoweb.Tv on Mercoledì 27 maggio 2015

Daniela, partiamo dalla mostra “Fuori i sogni dai cassonetti” organizzata da R alla N Design e che vede il Jane Goodall Institute Italia parte attiva dell’appuntamento. Cosa accadrà il 30 Maggio?

Il 30 Maggio saremo nella splendida cornice della Chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce per la fase finale del progetto che ha visto coinvolti i ragazzi di alcune scuole di Lecce. I ragazzi, nel corso degli ultimi mesi, hanno svolto una duplice attività: in primis sono stati nella città e sono diventati reporter dei luoghi. Hanno preso coscienza di quali fossero i contesti in cui ci fosse bisogno di più attenzione e hanno segnalato questi luoghi. Il tutto, con l’augurio di stimolare l’intervento da parte di chi è di competenza. Nell’appuntamento del 30, infatti, ci sarà la proiezione del breve video fatto dai ragazzi attraverso il quale si può vedere quello che si vuol cambiare. Sviluppando il tema si sono soffermati quindi sul degrado e su quanto si potrebbe migliorare la situazione cittadina. La seconda attività, che poi è protagonista principale della mostra è la realizzazione degli elaborati e degli autoritratti realizzati con materiali di scarto e riciclati a livello artistico. Alcuni di questi ragazzi hanno realizzato un vero e proprio ritratto, mentre altri sono riusciti a cogliere il lato più creativo del laboratorio a cui hanno partecipato e sono riusciti a realizzare opere sorprendenti. Inoltre, nel corso dell’appuntamento ci sarà una performance di Sabino Tamborra, il nostro operatore che è un vero artista multitasking, che grazie alla sua arte riuscirà ad esprimere la forza di un futuro più pulito per tutti.

Come hanno lavorato i ragazzi e quale è stata la loro risposta?

I ragazzi sono stati avvicinati all’idea di rifiutare lo stile di vita “usa e getta” e a quella di adottare comportamenti responsabili. Sabino Tamborra ha spiegato cos’è la green art, cosa significa essere creativi nel riuso degli oggetti, e tutti i ragazzi hanno reso “proprio” il concetto, ossia che esiste un destino per quelle cose che siamo abituati ad abbandonare. I ragazzi hanno esplorato questa possibilità creando i loro autoritratti differenziando il materiale di scarto a loro disposizione, e proiettando, nella loro stessa immagine, un futuro di riciclo vero e proprio. Hanno lavorato con molto entusiasmo. Il Jane Goodall Institute, ci tengo a precisare, ha alla base una forte esperienza nel lavoro con i ragazzi e nella voglia di incuriosirli verso le tematiche ambientali.

Cosa unisce il progetto R alla N e il Jane Goodall Institute?

Il progetto R alla N, come il Jane Goodall Institute, vuole far conoscere e vuole lavorare sui concetti di riuso, riciclo, riparo e tutto ciò che è volto a favorire un destino di riutilizzo dei rifiuti solidi urbani. Ma R alla N è anche creatività e arte. E’ ciò che occorre, quindi, al Jane Goodall Institute per realizzare eventi al passo con i tempi e dal forte impatto visivo.

#RallaN #Salentowebtv R alla N Design entra nelle scuole e coinvolge gli studenti in divertenti laboratori creativi. Le...

Posted by R alla N Design on Lunedì 18 maggio 2015

Lecce, in questa occasione, avrà il piacere di conoscere, ancora una volta, l’operato e le attività del Jane Goodall Institute. Ci può raccontare di cosa si occupa l’associazione?

Il Jane Goodall Institute è un’organizzazione internazionale presente oggi in 26 paesi nel mondo, nata nel 1977 e fondata da una delle più note figure di riferimento mondiali per le attività in difesa della natura, Jane Goodall. La scienziata, nel 1960, fu inviata in Africa a studiare il comportamento degli scimpanzé, di cui, ai tempi, nessuno sapeva nulla sulla loro vita nel loro ambiente naturale.
La Goodall, sfidando varie difficoltà, compreso il fatto di essere una donna che nel 1960 si ritrovava da sola nella foresta remota dell’Africa e della Tanzania, partì per iniziare la sua ricerca che la portò subito ad alcune conclusioni molto interessanti: si accorse che lo scimpanzé non solo è un animale molto sociale e quindi molto simile all’uomo, ma anche detentore di caratteristiche di grande interesse, come la personalità differente di soggetto in soggetto, la capacità di utilizzare alcuni strumenti, l’attaccamento della madre ai piccoli, la capacità di fare guerre, e tanto altro ancora. Proprio come l’uomo. La vera svolta della sua vita, però, avvenne quando si rese conto che la sua area di studio, negli anni, si stava riducendo sempre di più a causa del disboscamento e della pressione dell’uomo (il numero delle comunità saliva inesorabilmente togliendo spazio alla natura). Per questo, rendendosi conto che la possibilità di estinzione diveniva sempre più forte, istituì il Jane Goodall Institute per la ricerca scientifica, l’educazione e la conservazione.

In cosa si è impegnato sin da subito l’Istituto?

Il Jane Goodall Institute, in Africa e in vari paesi in cui è presente, ha avviato progetti che interessano l’uomo, gli animali e l’ambiente, perché la missione distintiva dell’associazione è la consapevolezza che uomo, animali e ambiente siano parte di un tutt’uno imprescindibile che dà vita ad un sistema integrato. Se noi danneggiamo il pianeta, danneggiamo la natura, e inevitabilmente danneggiamo noi stessi e il nostro futuro. La stessa cosa accade se noi danneggiamo gli animali. Quindi, avendo presente questo dato scientifico, l’Istituto è impegnato in attività di tutela dello scimpanzé e di altri primati direttamente in Africa, con progetti di conservazione e di ricerca. Nel nostro caso specifico, è impegnato in Tanzania in un progetto umanitario a sostegno dei bambini e ragazzi più sfortunati che vivono in quest’area e che sono in maggioranza orfani a causa dell’Aids. Dal 1998 ci occupiamo degli ultimi tra gli ultimi. E’ questa la nostra missione. Ma non solo in Africa. L’Istituto opera anche in Australia, Cina, Giappone dove sono ben avviati progetti di educazione ambientale. Dedicare il nostro tempo ai giovani è fondamentale: devono capire che abbiamo fallito su determinati piani e che poco abbiamo investito sull’ambiente.

Sappiamo che la città di Lecce è stata parte integrante più volte dei progetti dell’organizzazione.

Nel 1998, in occasione della ristrutturazione di un orfanotrofio in condizioni disastrate, i leccesi furono i primi ad intervenire dandoci il loro sostegno. Lì la situazione era davvero disastrosa, e noi abbiamo organizzato le case famiglia grazie all’aiuto dei leccesi.

Qual è il messaggio che il Jane Goodall Institute e questa mostra vogliono mandare ai giovani?

I giovani devono partecipare attivamente a tutelare il loro stesso ambiente perché è il momento di agire, non si può stare a guardare. E’ molto importante che prendano in mano quella che è la soluzione dei problemi e che intervengano nelle loro comunità per migliorarle.
Per questo, per noi, sono importanti iniziative come quella del 30 Maggio, perché sensibilizzano di fronte a tematiche estremamente attuali, stimolano la creatività, promuovono uno stile di vita sano e a servizio di uomo, animali e natura.