E' Castro l'antico approdo di Enea

E' Castro l'antico approdo di Enea

In questo caldo weekend di luglio, mentre in tanti si godevano la bellezza del nostro mare, da Soprintendenza per i Beni Archeologici, Università del Salento e Comune di Castro è arrivata una notizia che ha riempito di orgoglio ogni salentino, pieno di campanilistico amore per il proprio territorio, e ha confermato ai turisti che la meta da loro prescelta è una suggestiva terra in cui le pietre parlano di un passato ancora da scoprire, che si mescola con le suggestioni letterarie della mitologia e dell’epica studiata a scuola. Nel centro storico di Castro, tre metri sotto terra, in un’area che da sei anni è interessata da scavi archeologici finanziati dalla Comunità Europea e dal Comune salentino, è venuto alla luce il tronco centrale di un’antica scultura femminile, con ogni probabilità raffigurante la dea Minerva e, secondo il prof. Francesco d’Andria, in particolare l’Atena Iliaca o Atena Troiana, situata in quel tempio dedicato alla dea greca e arroccato sulla roccia a strapiombo sul mare: il luogo di cui Virgilio parla nell’Eneide (libro III).

"E già, fugate le stelle, rosseggiava l’Aurora,
quando da lungi scorgiamo oscuri colli e il basso lido
dell’Italia"
.

"Le invocate brezze rinforzano, e già più vicino si intravede un porto,
e appare un tempio di Minerva sulla rocca"
.

Già da tempo le testimonianze archeologiche inducevano a considerare che il luogo dell’approdo di Enea in fuga da Troia, non fosse Porto Badisco o Leuca, come ipotizzato in passato, ma Castro, anticamente noto con il significativo nome di “Castrum Minervae”. A confermarlo è l’importante ritrovamento degli ultimi giorni: il busto di una statua di donna, con tracce di rosso porpora, dal raffinato panneggio e di proporzioni doppie rispetto al naturale (circa 4 metri, compreso il piedistallo), risalente con ogni probabilità al III secolo a.C. e realizzata da una scuola tarantina attiva nel Salento messapico.

Una grande soddisfazione per l’archeologo responsabile Amedeo Galati, a lavoro da 6 anni con i topografi Fabrizio Ghio e Alessandro Rizzo, con la direzione scientifica del prof. Francesco d’Andria dell’Università del Salento e la sorveglianza della dott.ssa Laura Masiello per conto della Soprintendenza Archeologica di Puglia. Già nel 2009 fu scoperta una statuetta di Atena in bronzo dalle identiche fattezze, e i ritrovamenti proseguono ancora: subito dopo il busto, sono venuti alla luce la falange di un dito e un braccio. Secondo gli archeologi, continuando a scavare potrebbe riemergere anche la testa e la parte inferiore del corpo. Particolare è anche la posizione: la statua è stata ritrovata adagiata su un lato come in una deposizione, per conservare le tracce della divinità dopo la distruzione dell’antico tempio a lei dedicato.

Il nostro territorio non finisce mai di sorprenderci, e proprio negli stessi giorni in cui tutto il mondo si interroga sulle sorti della Grecia, riemerge una testimonianza archeologica straordinaria che ci porta a riflettere sui profondi rapporti con l’antica cultura greca del Salento, e in generale di tutta l’Italia e dell’Europa, invitandoci a conoscere meglio la storia dei luoghi in cui viviamo e a ricavarne alcuni spunti per le scelte del presente.