San Martino, il "capodanno" dei salentini

E' un po' il "capodanno" autunnale dei leccesi, anche se spesso, proprio come in questo novembre, gli autunni nel Salento sono un prolungamento della luce estiva e, se non fosse per l'entrata in vigore dell'ora legale che accorcia le giornate, si vivrebbe di "rendita" ancora un po' in fatto di atmosfera calda. Sì, San Martino è una specie di capodanno in anticipo, sincronizzato sull'orologio del vino novello e fatto di memorie di questo bordo di sud del mondo.
Il vino torna sulle tavole annunciato dalla lingua minore, battezzato col suo nome contadino, "lu mieru" degli stornelli della tradizione popolare, delle puteche e dei ricordi che generano cortocircuiti, sfrigolano come la prima "pettolata".
La "pettolata" di San Martino, quando si scaldano padelle e si avvia una stagione di fritture senza ripensamenti, un cortocircuito che azzera di colpo manie salutiste e altri buoni propositi.

Ci si riunisce, a San Martino, a Lecce come nel resto del Salento, si chiama a raccolta la famiglia, si mescolano gli amici di sempre, si fa festa. Una festa semplice, un capodanno povero e forse più genuino e sincero di quello che verrà dopo, a gennaio, nel tempo dei fuochi e delle grandi portate.

Grandi portate, invece, a San Martino, i leccesi non ne prevedono. Bastano le pittule a fare festa grande, il vino nuovo, le castagne, un profumo di brace che riporta alla mente - come in un cinematografo privato, davvero personale - il montaggio di altri anni, giorni, sguardi, istanti. E' la magia di certe ricorrenze stabilite da una comunità che cambia e che pure continua a tramandarsi i riti, l'11 Novembre, i sapori. Il mosto che diventa vino.

La festa è diventata tutta salentina, anche se sempre strettamente legata alla storia di San Martino di Tours che, ancora soldato romano a cavallo, tagliò in due il proprio mantello per donarne metà ad un povero. La mattina seguente il mantello del soldato tornò ad essere intatto. Scosso dall’episodio, si convertì presto al Cristianesimo e divenne un uomo di preghiera e azione, fino ad essere anche proclamato vescovo dai cittadini di Tours.
E' una delle prime strofe che impariamo a canticchiare, una delle prime feste d'autunno che nel Salento scandiscono il trascolorare delle stagioni.

Quando il lavoro in campagna era ancora una realtà, San Martino era soprattutto la festa dello scampato pericolo per i contadini dopo un anno agrario fatto di fatica e paziente attesa. L’annata agraria nel Salento leccese, infatti, va dal 12 Novembre all’11 novembre dell’anno successivo. Per questo, la notte di San Martino mescola fede e magia, come sempre a queste latitudini. La gioia del buon raccolto, il destino magnanimo, la sorte favorevole. Un buon augurio che porta in alto cuori e calici.