Il Salento candidato Patrimonio Unesco

"Mi si spezza il cuore", tutti ricordano quelle parole pronunciate da un contadino durante l'abbattimento degli ulivi, quel momento è uno spartiacque, indica il prima ed il dopo, quello che non si credeva possibile finché non è accaduto. Una ferita al paesaggio, alla memoria, all'identità di questo sud del mondo.
Oggi quelle parole sono caldissime, soprattutto a margine dell'incontro che stamattina a Lecce, nella Sala Giunta di Palazzo Carafa, ha visto protagonista il sogno di un territorio intero: questa terra chiede di essere riconosciuta Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

Il Salento non è solo il barocco della sua città capoluogo e dei borghi antichi che ne coronano la bellezza, è soprattutto il suo paesaggio unico, irripetibie, fatto di ulivi secolari, masserie che un tempo scandivano il ritmo della vita contadina e che oggi regnano nelle nostre campagne, muretti a secco che abbracciano ettari di pianura rossa e parlano il linguaggio antico delle cose essenziali.

L’intera società civile si sta mobilitando per cercare di realizzare questo sogno, il riscatto esistenziale di tutti, uno dei massimi titoli per le sue testimonianze artistiche e naturali, ovvero quello di Patrimonio Mondiale Unesco. L'iniziativa, di cui in realtà si parla già dal 2006, ma che oggi inizia a prendere forma sul serio, è stata illustrata dal gruppo di lavoro che presenterà il dossier di candidatura e alla presenza – oltre che del sindaco di Lecce, Paolo Perrone – della dott.ssa Tatiana Kirova, membro permanente di ICOMOS UNESCO, cioè il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti. All’incontro, oltre all’Assessore Alessandro Delli Noci, erano presenti anche i sindaci che scenderanno in campo per la candidatura, nel 2017, del Salento. E poi ancora Ippazio Stefano, primo cittadino di Taranto, i sindaci di Casarano, Copertino, Galatina, Galatone, Maglie, Nardò, Otranto, Squinzano e Tricase. L'obiettivo è presentare la candidatura entro Gennaio 2017.

«Che cos'è questo paesaggio? Siamo noi che l'abbiamo forgiato. Occorre preparare un piano di gestione – ha dichiarato la dott.ssa Kirova – integrato coi beni immateriali anche al di là del barocco. Occorre includere anche l'inestimabile valore paesaggistico degli ulivi e delle tantissime masserie presenti in questa meravigliosa terra».

Sì, questo paesaggio siamo noi, i padri dei nostri padri, gli uomini e le donne che hanno affondato le mani in questa terra viva e attraversato questa bellezza che oggi chiede di essere tutelata, ascoltata, amata.