Nel Salento si semina il futuro

Aprile è il mese della semina collettiva che riporta la speranza nella terra rossa del Salento. Una terra che ancora brucia di sudore e vite vere, mani callose, volti tirati dalla durezza delle giornate di fatica, dalla memoria delle lotte contadine, dal silenzio e l'abbandono degli anni che ci hanno distanziato dalla risorsa primaria, identitaria, arcaica. Aprile è tempo di semi ritrovati, di passi nei campi, di voci e presa di coscienza. Per il terzo anno consecutivo nei giorni scorsi, infatti, è tornata la canapa sui campi salentini. A Castiglione d’Otranto, frazione di Andrano, su un terreno rimasto incolto per anni, dopo la prima semina collettiva avvenuta tre anni fa, si continua a seminare, a tornare, a mettere a dimora il futuro. Ed è un gesto, quello della semina collettiva, che impone una riflessione, un amoroso ascolto, un tempo dedicato.

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Pubblicato da Salentoweb.Tv su Martedì 12 aprile 2016

Il lavoro di reintroduzione della canapa nel Salento, insieme al concetto collettivo di semina, segna evidentemente una tappa fondamentale nel percorso di recupero della ruralità avviato da qualche tempo dall'Associazione Casa delle Agricolture Tullia e Gino. L'agricoltore Mario Capanna, animatore delle lotte del '68, ha animato la terza edizione della semina collettiva. Una giornata di festa, all’aria aperta, alla riscoperta di una pianta straordinaria e scomparsa dai campi italiani per molti decenni, pianta che si adatta ai nostri terreni e al nostro clima dunque grande potenzialità, economica e ambientale, per il Salento.

La semina collettiva è festa rurale e occasione di confronto, riacquisizione del patrimonio agricolo collettivo salentino di una pianta che si è rischiato di perdere, tra criminalizzazione e proibizionismo da un lato e ragioni economiche dall’altro, surclassata dai derivati del petrolio e del cotone. Eppure, ha caratteristiche assolute, idonea per la produzione di tessuti, avanguardia nella bioedilizia, alimento straordinario sulle tavole: semi, olio e farina sono considerati un “vaccino nutrizionale” grazie ai suoi principi. Lo stesso Ministero della Salute ne ha riconosciuto il contributo eccezionale per l’organismo umano. Non solo. E' la pianta ecologica per eccellenza: grazie alle sue profonde radici consente la rigenerazione dei terreni, anche inquinati, e favorisce la rotazione delle colture. Inoltre, non ha bisogno di acqua, né di concimi e diserbanti.

Da qui il Salento riparte per seminare il futuro.