Gli scritti originali di Bodini in mostra a Lecce

La calligrafia di Bodini è minuta, gli inchiostri sono quelli del secolo scorso, la carta dei taccuini è ingiallita dal tempo e rivela cancellature, ripensamenti, continue riscritture, un lavoro intenso durato una vita ed ora custodito dall'Archivio Vittorio Bodini che l'ha messo a disposizione per la mostra inaugurata stamattina negli spazi del Rettorato dell'Università del Salento. “La bellezza degli originali. Libri, documenti, manoscritti, dediche dall’‘Archivio Vittorio Bodini’, il titolo è emblematico e anticipa molta della meraviglia riservata ai visitatori che sino al 30 giugno prossimo potranno avere accesso alla "cassetta degli attrezzi" di uno scrittore, poeta, traduttore, tra i più interessanti del '900 italiano.

L'esposizione è la nuova iniziativa nell’ambito del ciclo “2016 non di soli libri” a cura delle Biblioteche d’Ateneo. Nella sala esposizioni nel chiostro, sotto le teche, si apre un mondo fatto di pagine e libri autografati dai grandi poeti, i colleghi celebri, le "star" della letteratura d'altri tempi, fotografie, pagine di giornali e cronache in forma di novella che anticipano e segnano l'inizio delle future influenze su stili e ispirazioni.

Le muse del Bodini poeta ci sono tutte, la città meridiana, Lecce e il suo rapporto ancora forte con le piccole realtà rurali di quello che ancora non sa di essere il Salento, non solo perché non sospetta minimamente che un giorno potrà essere addirittura alla moda e quindi ambito dai vacanzieri seppur ultimo nel percorso geografico che lo colloca al capolinea d'Italia, prima del mare e dello sconfinamento, ma soprattutto perché ancora in lotta per la sopravvivenza, ancora amaro per le troppe partenze, per le troppe asprezze di una terra che non si concede, per i diritti non riconosciuti dei suoi contadini, per la noia che permea la grande bellezza di vicoli ricamati nella pietra chiara e vuoti degli echi europei e di tutta quella vita di cui Bodini sentiva la mancanza e che scorreva altrove, lontano.

Visitare questa mostra, forse la più importante sin qui pensata per riordinare un pensiero critico che si è frammentato in tante narrazioni, è poter osservare al microscopio il cuore indigeno eppure europeo di un uomo che ci ha lasciato pagine indimenticabili, necessarie, preziose per uno studio ed un approfondimento che prima del 2020 l'Università degli Studi di Lecce di concerto con il Centro Studi Vittorio Bodini dovrà compiere anche, e soprattutto digitalizzando, come ha rimarcato stamattina Valentina Bodini: "Ora dobbiamo lavorare affinché tutto il materiale custodito nell'Archivio dedicato al lavoro di mio padre, sia adeguatamente digitalizzato e reso fruibile a tutti."