Pirate Jenny e Zerogrammi in scena a Koreja

Performare la vita, subire l'interazione forzata con gli altri resi pubblico guardone in cerca di reazioni fast da digerire in fretta come le non-informazioni, le non-connessioni, generate dalla timeline di un social network veloce come il timer che fa da scenografia e imperativo promemoria alle "Cheerleaders - pratiche e addestramenti per una perfetta tifoseria" del Collettivo Pirate Jenny che ieri sera ha fatto tappa ai Cantieri Teatrali Koreja.

Il foyer del teatro stabile d'innovazione è diventato spazio scenico delimitato da una serie di oggetti-telecomando, rivolti agli spettatori con l'esplicito invito a sceglierli determinando la stesura in diretta di una scrittura per il corpo. Uno zapping dalle risonanze esilaranti, un bel gesto di orientamento per quanti hanno incrociato il proprio feroce sguardo allo specchio attraverso l'originalità di questo progetto che avvalora la poetica del collettivo nato nel 2011 dall'idea di Sara Catellani, Elisa Ferrari e Davide Manico.
A distanza di anni dall'inizio del lavoro di ricerca e creazione, le affermazioni sulla vita - donate col piglio che ha reso riconoscibile e importante il lavoro del Colletivo Pirate Jenny - non sono mai il tentativo di una trattazione saggistica di un determinato aspetto della realtà, ma una vera e propria opera mediata dall'analisi e dalla capacità di visione ed interpretazione di quello che Benjamin intendeva quando parlava di "paesaggio" culturale.

Una prima regionale inserita nella rassegna Open Dance 2016 e seguita da un'altra compagnia - la Zerogrammi, di Torino - degna di nota, in scena sempre ieri sera, sul palco di Koreja, con "Jentu". Poche pennellate di oggetti, la linea di una finestra che delimita un fuori ed un dentro teorici, un lume che trascolora i chiaroscuri dei due danzatori (Stefano Mazzotta e Chiara Guglielmi) in movimento dentro un dialogo ricco di continui strappi e rimandi al Don Chisciotte di Cervantes, ma mai in modo esplicito e semmai con una qualità oroscopica, qualunque voce oracolare per lo sguardo dello spettatore. Così la storia tiene, la storia è dritto e rovescio, consolidando un patto narrativo antico e sempre nuovissimo.