Lecce Capitale Italiana della Cultura 2015. Ma la Regione (forse) non ci sta

O si sale sul carro dei vincitori, o nulla. La Regione Puglia aveva parlato chiaro, o quasi. Senza troppi giri di parole ma ovviamente senza nessuna ufficializzazione aveva lasciato intendere che se Lecce non fosse stata designata Capitale Europea della Cultura 2019, avrebbe bloccato la sua collaborazione con la Fondazione, senza una seconda opportunità.

Traducendo in parole povere la “seconda opportunità” il riferimento è alla designazione della città di Lecce come Capitale Italiana della Cultura 2015 insieme alle altre cinque città battute da Matera, eletta Capitale per il 2019.
Ravenna, Cagliari, Perugia, Siena e quindi Lecce, hanno ottenuto quello che qualcuno chiama premio di consolazione, mentre qualcun’altro (leggi: il Sindaco Paolo Perrone) lo definisce un’opportunità: diventare Capitali della cultura del Belpaese per un anno, il prossimo anno.

E la Regione? A conti fatti, in via Capruzzi, a Bari, la Regione deve propendere per la prima visione delle cose. Di certo, se sta scegliendo di farsi fuori dalla Fondazione a sostegno di Lecce Capitale Italiana della Cultura, non vedrà le cose con gli stessi occhi del Sindaco Perrone.
Nessuna dichiarazione ufficiale, nessun commento Facebook rivelatore (anche perché l’Assessore alla Cultura Godelli, non risulta più iscritta al social network su cui invece Perrone dà sfogo a lunghi monologhi) ma i più informati non vedono via d’uscita: la Regione non ci sarà “anche perché dobbiamo riprendere in considerazione tutta la faccenda, con il comune di Lecce non ci siamo più sentiti!” pare abbia affermato la Godelli.

“Il Comune di Lecce c’è - avrebbe detto Perrone, invece - ma da solo può fare poco”. La Fondazione, oltre alla partecipazione del Comune, ha bisogno della Provincia, della Regione, dell’Università, della Camera di Commercio. Insomma, ci vogliono soci. Per organizzare una Lecce Capitale (che vivrebbe il suo anno con Brindisi che dovrebbe già aver confermato la sua partecipazione) ci vogliono fondi e partecipazione. Altrimenti, tutti a casa.

In settimana si saprà qualcosa in più grazie ad un incontro in cui la Fondazione conoscerà chi è pronto a sostenerla economicamente e magari anche simbolicamente.